Tante sono le cose che addensano di pensieri la mente di un dentista (o di un imprenditore, ma per noi queste due figure coincidono perfettamente): il numero di pazienti, il fatturato, le forniture, la gestione amministrativa, la liquidità e così via. Ma qual è quella cosa di cui tutte le persone di successo lamentano la mancanza? Probabilmente menzioneranno ogni tanto uno dei punti che abbiamo già elencato, ma alla fine, se dovessero indicare il loro cruccio peggiore, non sceglierebbero nessuno di loro.

Se fossero veramente costretti ad una scelta unica punterebbero il dito, senza esitazione alcuna, verso un solo colpevole: il tempo!

Teofrasto, filosofo greco del IV secolo a.C., disse con grande saggezza che “Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo possa spendere”. Se in effetti ci fermiamo a pensarci un attimo, ci accorgeremo che tutto il resto si può sempre recuperare (soprattutto il denaro, che invece risulta spesso essere un ossessione incombente), ma il tempo proprio no. Una volta perduto, non si può più riagguantare, come non si può bloccare o invertire la corrente di un fiume che scorre verso il fondovalle.

Il tema della gestione del tempo nello studio dentistico si inserisce perfettamente nel filone della sua gestione e organizzazione. Vi rientra soprattutto il tema della capacità di delega, attraverso “l’addestramento” dello staff che deve essere in grado di operare autonomamente in compiti specifici nei quali devono essere prima formati.

La creazione di vere e proprie figure di riferimento che, all’interno dello studio dentistico, siano in grado di gestire i problemi urgenti ma non importanti (quelli che risultano essere la causa principale della perdita di tempo del titolare, che si traduce in una perdita di fatturato), lasciando libero il dentista di occuparsi degli aspetti fondamentali che solo lui può fare, ottimizzando la gestione del tempo.

Sono tantissimi i casi di studi dentistici dove il titolare è un vero e proprio tuttofare, e perde il 50% del suo tempo a svolgere compiti che una segretaria, un assistente alla poltrona o altre figure intermedie potrebbero adempiere facilmente. Il ragionamento, totalmente errato, che li blocca si riassume nella massima: “Ma quanto mi costa una persona in più? Non ce la faccio a rientrare nei costi…”. Ecco, ora provate a rivoltare la domanda mettendoci al centro i tempi morti: “Quanto ti costa, in termini di fatturato, occuparti di tante piccole questioni o microproblemi, invece che fare il lavoro per il quale hai studiato tanti anni e che ti porta il vero guadagno?”.

 

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