Ci sono tanti ostacoli allo svolgimento dell’attività d’impresa in Italia, e, come abbiamo già visto negli articoli precedenti, anche lo studio dentistico viene ormai trattato come una PMI (piccola-media impresa) . In primo luogo abbiamo tra i più alti costi dei terreni immobiliari destinati alle attività produttive (in tutto il mondo siamo secondi solo al Giappone, che ci supera in superficie di poco, ma col doppio della popolazione) e la situazione non viene mitigata neanche considerando l’affitto di un’immobile piuttosto che l’acquisto; in secondo luogo vantiamo una delle burocrazie più farraginose, un elevatissimo costo del lavoro e una tassazione per le aziende tra le più pesanti.

Bene, questo è l’affresco generale. Davanti a questa situazione alquanto fosca, noi possiamo reagire in tre modi diversi. UNO: possiamo lamentarci con il sistema-paese, con il mondo, con la sfortuna; DUE: possiamo rassegnarci alla situazione, cercando di barcamenarci come possiamo, puntando a rimanere a galla in mezzo alla tempesta; TRE: possiamo reagire, affrontando di petto i problemi ed elaborando la strategia migliore per superarli.

Bernard Shaw disse una volta che  “Le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno alla ricerca delle condizioni che desiderano, e se non le trovano le creano”. Se decidiamo di puntare alla terza soluzione è questo l’atteggiamento da mettere in campo.

Daniele Beretta, un dentista nostro partner e titolare alla Clinica del Sorriso di Padova ha elaborato una sua personale ricetta, che gli ha permesso non solo di superare indenne questo fortunale, ma di creare una realtà di successo nel settore odontoiatrico.

Lui parte da tre fattori principali che devono essere usati come elementi-guida: la vision, ovvero il sogno di crescita e sviluppo che il titolare vuole raggiungere con la collaborazione del suo staff; il tempo che deve essere utilizzato in maniera ottimale e produttiva; il denaro, che va tenuto ben presente se si vuole avere la serenità di investire, innovare e progettare con agio (e togliersi anche delle soddisfazioni dal punto di vista personale e familiare, naturalmente).

In quanto ai primi due elementi, il primo ci ripromettiamo di trattarlo in futuro mentre il secondo è già stato tema di un nostro articolo di giugno. Questa volta toccheremo il terzo tema, il denaro, attraverso il mezzo suo mezzo di controllo, la fatturazione.

La fatturazione, per risultare ottimale, deve coprire i costi e lasciare un margine sufficientemente ampio da permettere una vita agiata e dignitosa al titolare oltre che fornirgli le risorse da investire per il miglioramento dello studio e del suo personale.

Il fatturato è formato da tutta una serie di attività, che il dottor Beretta riassume con l’acronimo AVPIM.

A)     Attirare, attraverso il marketing, il passaparola e la fidelizzazione dei clienti;

V)     Vendere, cioè la capacità di far accettare al paziente il costo del suo piano di trattamento ottimale;

P)      Produrre, ovvero saturare la capacità produttiva dello studio;

I)        Incassare, relativa all’abilità della segretaria nel riscuotere quanto dovuto in relazione alle cure prestate e agli accordi presi in precedenza con i pazienti;

M)   Mantenere, proporre i giusti programmi di mantenimento igienico e i controlli periodici.

Tutte queste attività vanno ben bilanciate e supervisionate con appositi strumenti affidati ad una segretaria (basta anche un semplice foglio excel) da controllare ogni settimana (ma può essere anche bisettimanale o al massimo mensile, non oltre se no si perde il controllo degli andamenti). In questo modo si potranno correggere immediatamente eventuali situazioni o scelte non ottimali, prima che queste diventino critiche.

 

Se non ti ritrovi in questa rappresentazione quando guardi al tuo studio, beh, è tempo che ti metti all’opera se vuoi cambiare le cose. Noi ti possiamo dare una mano, CONTATTACI.