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DENTISTA VS DENTISTA MANAGER: LO SCONTRO FINALE

“Quando un dentista incontra un dentista manager il dentista è un dentista morto” è una rivisitazione piuttosto veritiera della celebre frase da western: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”.

Ci sono stati momenti, nell’epoca dorata dell’odontoiatria degli anni ’60 e ’70, durante i quali non serviva nessuna capacità gestionale per avere lo studio straripante di pazienti. Un dentista poteva essere un assoluto inetto dal punto di vista imprenditoriale, ma era come lavorare in regime di monopolio, tanto erano scarsi i dentisti di allora. Uno studio dentistico senza un manager riusciva comunque a lavorare.

Oggi, con il contesto completamente cambiato, uno studio senza leader e senza manager non ha speranze di sopravvivere. È come una barca senza rotta né timoniere, ovviamente destinata al fallimento.

Riconosciamo almeno 3 situazioni in cui questa eventualità si verifica.

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La situazione più frequente si realizza quando il titolare dello studio fa il “medico”, cioè il professionista puro. Si tratta di colleghi totalmente assorbiti dalla loro “missione” ed encomiabili per la dedizione che mettono nel curare i pazienti. Peccato che tutto il mondo giri da un’altra parte e che obblighi i professionisti ad un’infinità di adempimenti autorizzativi e gestionali.

Non solo, ma i professionisti puri tendono ad autolimitare la propria potenzialità clinica per l’incapacità di gestire il personale che tendono a non assumere o, comunque a limitare al minimo, proprio per sottrarsi a qualsiasi necessità di doverlo poi gestire. Qualsiasi adempimento, anche se semplice e doveroso, viene vissuto come una seccatura e un intralcio al proprio operare. Uno studio non gestito diventa terribilmente stressante per un professionista puro e anche il suo equilibrio psico-fisico è messo a repentaglio.

Ama descrivere se stesso e la propria attività in modo molto caratteristico: “Faccio questo e quest’altro; curo così e faccio colà; uso questi impianti e queste metodiche; …”.

Un professionista puro lo riconosci facilmente: parla solo di denti. Tutto ciò a cui pensa è quello che fa e quello che studia.

Non ho mai sentito un dentista di questo genere parlarmi di collaboratori o di personale o, addirittura, di gestione dello studio se non per lamentarsi. Proprio non ce la fa.

Ho passato la primissima parte della mia vita professionale a pensare e comportarmi da medico puro: è un periodo che non ricordo con piacere. Era appagante essere concentrato sul paziente ma mi sono reso conto che le cose non funzionavano quando mi sono accorto di essere in un vicolo cieco. Era ovvio che non potevo concentrarmi sulle terapie senza una valida assistenza. Avevo capito di aver bisogno di aiuto. E la mia esperienza da medico solitario era già finita.

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Un’altra situazione abbastanza frequente si attua con il passaggio dello studio di padre in figlio, quando quest’ultimo non abbia sviluppato capacità specifiche in entrambi i ruoli come aveva fatto a suo tempo il padre. Vi sono molti dentisti che confidano di trasmettere il loro studio ai figli.

Ammesso che un figlio venga “indottrinato” a scegliere lo stesso percorso del padre, non è assolutamente detto che abbia specifiche capacità imprenditoriali o manageriali. Alla prova dei fatti, se è vero che qualche figlio riesce a far meglio del genitore, è anche vero che la maggioranza non ci riesce proprio.

Il genitore che abbia questa intenzione deve pensarci due volte prima di far seguire al proprio figlio un percorso così difficile. Innanzitutto, arrivare alla laurea in odontoiatria è impegnativo e richiede un’attitudine assolutamente specifica, ma anche una volta ottenuta la laurea, è necessaria una specifica applicazione negli aspetti gestionali.

Un genitore dovrebbe capire bene se ci sono le attitudini e se queste sono compatibili con i desideri del giovane. Qualora sussistano le giuste attitudini e siano congruenti con i desideri del giovane è necessario comunque un periodo piuttosto lungo di pratica professionale insieme (gli anglosassoni parlano di “long term transition”).

Il giovane deve capire quanto sia importante guidare e gestire lo studio e il genitore deve avere il coraggio di delegargli progressivamente le funzioni che prima incarnava totalmente. Altre vie, più rapide, portano a risultati scadenti.

Un giovane che erediti improvvisamente lo studio del genitore si troverà veramente impacciato nel ripristinare nuovi rapporti con i pazienti e con il personale e avrà difficoltà nel gestire tutta la miriade di adempimenti di cui necessita.
Quindi, quello che accade più spesso, è che uno studio ereditato si trova senza leader e senza manager.

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Esiste una terza eventualità che si verifica quando un giovane dentista senza alcuna attitudine imprenditoriale o manageriale, decide di aprirsi uno studio sull’onda emotiva dell’entusiasmo che vede attorno a sé tra i conoscenti. Vede amici che avviano la pratica professionale, sente il loro entusiasmo, sente dei loro successi, dei primi lusinghieri risultati e, come è naturale che sia, si immedesima nella parte senza una minima autovalutazione delle proprie capacità. Si lancia nell’impresa per scoprire presto che lo studio non si avvia, non riesce ad avere pazienti e che questi sono, spesso, insoddisfatti dei trattamenti. Scopre così che saper curare un paziente non è affatto sinonimo di avviare uno studio dentistico.

Uno studio dentistico senza leader e senza manager è concentrato esclusivamente su quello che fa. E quello che fa lo fa pure con grandi inefficienze. Sottoposto allo stress competitivo di un’offerta vasta e competente, tipica di questo periodo, va subito in sofferenza.

Se paragonassimo l’assenza di leadership e di management ad una malattia, sarebbe una malattia grave, la peggiore che possa capitare ad uno studio dentistico.

Come fai a capire se sei un titolare con scarsa leadership e scarse attitudini manageriali?
E poi, qualora volessi cambiare le cose, come dovresti muoverti?

Piccolo test di autovalutazione.
Rispondi sinceramente a queste domande:
• Ti pesa prendere delle decisioni?
• Hai difficoltà nel far eseguire le tue direttive al personale?
• Hai spesso pensieri che ti assillano?
• Eviti di partecipare a corsi di formazione sulla gestione dello studio?
• Hai difficoltà a controllare i conti dell’attività?
• Con i colleghi ti confronti solo sulle situazioni cliniche che ti capitano quotidianamente?
• Ti viene il panico quando si tratta adempiere alla miriade di prescrizioni autorizzative?
• Eviti le azioni di marketing?
• Hai la sensazione che a prendere le decisioni sia qualcun altro?
• Sei molto stressato?

Se hai risposto SI alla maggior parte di queste domande hai probabilmente un serio problema. Bisogna intervenire subito e con decisione. A differenza di ciò che si crede comunemente, non è assolutamente vero che dentista manager si nasca. Tutto può essere acquisito con la conoscenza e l’esercizio.

Tratto dal libro “Il dentista di successo” di Daniele Beretta. Per maggiori informazioni sul libro CLICCA QUI

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